{"id":5757,"date":"2016-03-14T10:02:50","date_gmt":"2016-03-14T10:02:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.againstchildtrafficking.org\/?p=5757"},"modified":"2016-03-14T10:12:23","modified_gmt":"2016-03-14T10:12:23","slug":"every-three-days-a-child-returned-adoptions-fail-in-italy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.againstchildtrafficking.org\/archive\/every-three-days-a-child-returned-adoptions-fail-in-italy\/","title":{"rendered":"Every three days, a child returned.  Adoptions fail in Italy."},"content":{"rendered":"<div>\n<div>Date: 2016-03-13<\/div>\n<\/div>\n<div>\n<div>Source:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/2016\/03\/13\/italia\/cronache\/quando-ladozione-fallisce-ogni-tre-giorni-un-bimbo-viene-restituito-allo-stato-CSEIHY1sVSLpoT420OxhEJ\/pagina.html\" target=\"_blank\">https:\/\/www.lastampa.it<\/a><\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Ogni tre giorni restituito un bimbo. Cos\u00ec falliscono le adozioni in Italia<\/strong><br \/>\nBugie e genitori lasciati soli: cento famiglie l\u2019anno si arrendono. La commissione del governo accusa i troppi enti, ma non vigila<\/p>\n<p>Attraverso il sistema nazionale lo scorso anno sono stati adottati mille bambini. Altrettanti sono stati dati in affido preadottivo. Dall\u2019estero sono entrati circa duemila bimbi in Italia<\/p>\n<p>13\/03\/2016<br \/>\nANDREA MALAGUTI<br \/>\nNegli archivi del ministero della Giustizia i ragazzini adottati sono nomi e cognomi senza un passato. Cinquantamila negli ultimi dieci anni. Numeri con un\u2019etichetta appiccicata sopra &#8211; Elena, Mattia, Olga, Rashid, Ivan, Felipe &#8211; materiale indistinto buono per le statistiche ma di scarsa utilit\u00e0 per capire da dove vengono, quali traumi hanno subito, che lingua parlano, se sono figli di mafiosi o di combattenti sudanesi, perch\u00e9 una cicatrice profonda gli segna un ginocchio o perch\u00e9 gli mancano le braccia, se sono geni della fisica o incapaci di parlare, di pensare, di sorridere, se sono calmi o aggressivi, bianchi o gialli. Non esiste, insomma, una banca dati nazionale che li riguardi, che parli di loro come persone, anche se una legge di quindici anni fa (la 149 del 2001) l\u2019ha inutilmente prevista.<\/p>\n<p>FONTE: elaborazione dati di Istituto degli Innocenti, Dott.ssa Raffaella Pregliasco, CIAI.it, AiBI.it, Dr. Peter Selman<\/p>\n<p>Il senso di quello che sono \u00e8 custodito all\u2019interno dei faldoni raccolti nei ventinove tribunali per i minori che assieme ai servizi sociali, alla Commissione per le adozioni internazionali (Cai) e agli enti autorizzati, costituiscono la rete di fili invisibili nata per impedire a questi ragazzi di finire in un abisso fatto di niente.<\/p>\n<p>\u00c8 normale questo buco che non consente di tenere sotto controllo il sistema, di creare momenti di collaborazione, riducendo dolori, errori e costi?<!--more--><\/p>\n<p>Evidentemente s\u00ec, perch\u00e9, allargando appena l\u2019orizzonte, si scopre che non esiste neppure una statistica su quanti di questi bambini meravigliosi e interiormente scassati vengano restituiti alle case famiglia dopo l\u2019adozione. \u00ab\u00c8 andata male, ci spiace, riprendetelo\u00bb. Lacrime e strazio. Capita cos\u00ec? Esattamente cos\u00ec. Succede cento volte l\u2019anno. Tra le otto e le dieci volte al mese.<\/p>\n<p>Li chiamano fallimenti adottivi, storie in cui perdono tutti. E che, secondo l\u2019ultima conta superficiale, anche questa risalente all\u2019inizio del secolo, sono circa il 3% del totale. \u00abIl che significa che il 97% delle adozioni va a buon fine, ma anche che dal 2005 ci sarebbero stati oltre 1.500 bambini riconsegnati allo Stato\u00bb, dice Anna Maria Colella, presidente dell\u2019Arai, unico ente pubblico che opera nel settore in compagnia di 62 enti privati autorizzati dalla Cai, la commissione per le adozioni internazionali presieduta da Silvia Della Monica che fa capo a Palazzo Chigi e che da due anni \u00e8 al centro di una violenta polemica fatta di accuse, insulti, interrogazioni parlamentari, lettere di protesta, atti mancati, insinuazioni e carte bollate.<\/p>\n<p>FONTE: elaborazione dati di Istituto degli Innocenti, Dott.ssa Raffaella Pregliasco, CIAI.it, AiBI.it, Dr. Peter Selman<\/p>\n<p><strong>Scontro sulla Cai<\/strong><br \/>\nIl nemico numero uno di Silvia Della Monica \u00e8 un signore lombardo che abita a Melegano e presiede l\u2019Ai.Bi, storico ente privato che, per quanto le adozioni internazionali si siano dimezzate negli ultimi cinque anni, nel 2015 ha gestito l\u2019arrivo in Italia di 174 bambini. Si chiama Marco Griffini, \u00e8 un cattolico praticante padre di tre bambini adottivi &#8211; \u00abPer me l\u2019adozione \u00e8 un atto di fede perch\u00e9 il Dominatore del mondo (Satana) sta lavorando\u00bb &#8211; che sulla Cai ha un giudizio netto. \u00abUna bolla antidemocratica, mi chiedo perch\u00e9 Renzi non prenda provvedimenti\u00bb. Esagera? Certamente. Ma due dei rilievi sono sottoscritti da molti suoi colleghi e fanno parte di una contestazione parlamentare alimentata dagli onorevoli Giovanardi e Brambilla e condivisa anche da pezzi del Pd. \u00abDal 2013 la Cai non fornisce i dati sulle adozioni internazionali. Non era mai successo. In pi\u00f9 la commissione non si riunisce dal giugno del 2014\u00bb, dice Griffini, lamentando una difficolt\u00e0 di relazione con Della Monica, accusata di non rispondere n\u00e9 al telefono n\u00e9 alle lettere, sue e degli altri enti privati, 27 dei quali, assieme a 33 associazioni, hanno scritto prima alla Cai e poi a Renzi per avere chiarimenti. Richiesta caduta nel vuoto.<\/p>\n<p>\u00abQuando Della Monica \u00e8 stata nominata abbiamo pensato: \u00e8 arrivata una di noi. Diceva cose che sosteniamo da sempre. Tipo: sono i bambini ad avere diritto a una famiglia, non le famiglie ad avere diritto ai bambini. Bellissimo. Poi qualcosa ha smesso di funzionare. Tra l\u2019altro sappiamo che i rapporti statistici sono pronti. E allora perch\u00e9 non pubblicarli?\u00bb, dice Paola Crestani, presidente del Ciai.<\/p>\n<p>Della Monica, ex pretore di Pontassieve, magistrato a Firenze negli anni del Mostro ed ex senatrice del Pd, viene nominata vicepresidente della Cai nel giorno del passaggio di consegne tra Letta e Renzi. Il neo premier dopo un paio di mesi decide di attribuirle anche le deleghe che fanno capo a Palazzo Chigi, consegnandole il ruolo sia di presidente sia di vicepresidente. Un inedito per la commissione che ha sempre avuto una guida politica (in genere il ministro della famiglia) e una tecnico-amministrativa, il vicepresidente, appunto. In questo caso controllore e controllato sono la stessa persona.<\/p>\n<p>Abbiamo provato a parlare con Della Monica. Inutilmente. Allora siamo andati a cercare le dichiarazioni rilasciate nelle occasioni pubbliche. \u00abPulizia, trasparenza, bambini al centro. I dati presto li daremo\u00bb. Alcune sue affermazioni sono inattaccabili. Altre discutibili. La pi\u00f9 forte? \u00abIn Italia esistono enti che propongono adozioni internazionali, ma che lo fanno comprando i bambini, una prassi che va estirpata\u00bb. Dunque la presidente della Cai sostiene che alcuni enti comprano i bambini. Ma non dice quali. Curioso, considerando che \u00e8 proprio la Cai che li autorizza a lavorare. \u00ab\u00c8 come se un preside convocasse i genitori e dicesse: ci sono degli insegnanti che picchiano i ragazzi ma non posso darvi i nomi e non li rimuovo\u00bb, dice Paola Crestai.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 che ha paura di adottare in senso lato, che teme il dolore, che ha un cattivo rapporto con la disfunzionalit\u00e0, che vede in chi riesce ad affrontarla un santo, o un eroe, e in cui la narrazione \u00e8 decisiva, dibattiti come questo non sono un dettaglio.<\/p>\n<p><strong>I fallimenti adottivi<\/strong><br \/>\nAttraverso il sistema nazionale lo scorso anno sono stati adottati mille bambini e quasi altrettanti sono stati dati in affido preadottivo. Mentre attraverso il sistema internazionale sono entrati circa duemila piccoli. Le famiglie dichiarate idonee all\u2019adozione erano poco meno di diecimila. Eppure la distanza tra la domanda e la disponibilit\u00e0 di bambini \u00e8 meno larga di quello che appare. Quando si tratta di abbinare piccoli e famiglie il sistema tende a funzionare. I tribunali per i minori lavorano bene. \u00abCerchiamo di curare quello che la legge, con una splendida definizione, chiama \u201cil migliore incontro\u201d tra coppia e bambino in abbandono\u00bb, dice Maria Francesca Pricoco, presidente del tribunale per i minori di Catania, un\u2019area da due milioni di abitanti ad alta densit\u00e0 mafiosa, dove per altro molti sono i minori non accompagnati che arrivano con gli sbarchi. Figli di criminali, figli di profughi morti in mare, figli di donne disperate, di genitori trascuranti. Nel campionario del dolore non manca nulla. E quel dolore per molte famiglie \u00e8 inaffrontabile. \u00abUn bambino con un deficit psicofisico difficilmente lo vuole qualcuno\u00bb, dice Pricoco. Ma proprio dentro a quel \u00abdifficilmente\u00bb ci sta la parte migliore delle famiglie adottive, \u00abquelle che sanno che prendersi cura di queste creature \u00e8 comunque una straordinaria fortuna. Per loro e per chi lo fa\u00bb, dice Manuela Guidi, madre romana di tre bimbi dell\u2019Est.<\/p>\n<p>FONTE: elaborazione dati di Istituto degli Innocenti, Dott.ssa Raffaella Pregliasco, CIAI.it, AiBI.it, Dr. Peter Selman<\/p>\n<p>A Torino Anna Maria Colella, una sorta di angelo delle adozioni che sta cercando di allargare il sistema piemontese ad altre regioni, racconta una storia che ne tiene dentro almeno due. Quella di un bambino asiatico che arrivato in Italia ha cominciato a sbattere la testa contro il muro. La famiglia adottiva, non fidandosi pi\u00f9 dell\u2019ente al quale si era rivolta, ha bussato alla porta dell\u2019Arai. L\u2019Arai, grazie a dei mediatori culturali, ha scoperto che il rapporto tra bambino e famiglia prima dell\u2019adozione era stato troppo breve e che la famiglia l\u2019aveva preso, nonostante le difficolt\u00e0 psichiche, perch\u00e9 una coppia partita con loro aveva avuto il coraggio di adottare un piccolino nato senza ano.<\/p>\n<p>Una volta tornati a casa le cose per\u00f2 sono peggiorate. Finch\u00e9 il piccolo ha raccontato che era convinto di venire in Italia solo per una vacanza e che gli avevano garantito che avrebbe visto la tv nella sua lingua. Un disastro o una truffa? \u00abLa verit\u00e0 \u00e8 che quando si opera all\u2019estero bisogna avere un team d\u2019appoggio preparato nel Paese in cui si adotta. E che qualche ente italiano fatica a rispettare gli standard necessari\u00bb, dice Colella. Per questo il controllo dello Stato sui privati dovrebbe essere pi\u00f9 penetrante. E soprattutto, altro problema irrisolto, l\u2019appoggio alle famiglie dopo l\u2019adozione dovrebbe essere prolungato e garantito per legge. \u00abIl diritto di un minore \u00e8 un diritto pubblico, non privato\u00bb, sostiene Pricoco. E Colella aggiunge: \u00abNoi lavoriamo per lo stipendio. I privati, che nella maggior parte sono bravissimi, hanno bisogno di fare numeri. Certo se ci fossero meno enti sarebbe un vantaggio per tutti. A cominciare dalle famiglie che risparmierebbero un sacco di soldi\u00bb. Economie di scala. In Italia gli enti autorizzati sono 62. In Francia 34. In Germania 12. Difficile immaginare che abbiamo ragione noi. Difficile immaginare che non ci sia nesso con i fallimenti adottivi.<\/p>\n<p><strong>Storia di Matilde<\/strong><br \/>\nDevi avere un cuore largo almeno quanto le spalle se decidi di adottare un bambino, ma tre volte pi\u00f9 largo delle spalle se decidi di adottare un bambino con bisogni speciali.<\/p>\n<p>Matilde l\u2019ha fatto impazzire. L\u2019ha amata con tutto il suo cuore. Ma starle dietro \u00e8 stato quasi impossibile. Gianluca S. si appoggia alla sedia di metallo in una stanzetta di una associazione nel Nord Italia. \u00c8 un impiegato pubblico, guadagna bene e ha due figli. Uno biologico e uno adottivo, Matilde, appunto. L\u2019ha presa piccolissima. Sua madre l\u2019aveva abbandonata. Matilde sembrava sana, poi qualcosa nella sua testa si \u00e8 rotto. A scuola ha cominciato a rubare. Prima le merende ai compagni. Poi i portafoglio. Mai usato i soldi. Accatastava ogni cosa in un armadietto. Gianluca le ha chiesto: perch\u00e9 lo fai? Lei ha detto: non lo so. Poi Matilde ha cercato di mettere Gianluca contro sua moglie. Impossibile. Rapporto troppo forte. Allora a poco pi\u00f9 di tredici anni ha cominciato a rivolgere le proprie attenzioni a ogni uomo che le passava davanti.<\/p>\n<p>Complicato controllarla. Pi\u00f9 facile essere costretti ad andare a recuperarla nel cuore della notte in una stazione dei carabinieri. Hai mai pensato di ridarla indietro? Gianluca dice: no. A un certo punto anche la madre di Matilde si \u00e8 rifatta viva. La rivoleva con s\u00e9: Matilde era abbastanza grande per decidere da sola. Ha accettato. Le cose sono andate male. Gianluca e sua moglie l\u2019hanno ripresa. Poi Matilde \u00e8 rimasta incinta. Meglio che tu non tenga il bambino, le ha detto Gianluca, non saresti in grado di crescerlo. Lei ha detto: va bene. Quindi \u00e8 rimasta incinta una seconda volta. E la scena si \u00e8 ripetuta uguale. Adesso Matilde convive con uno strano signore che un po\u2019 l\u2019aiuta e un po\u2019 la sfrutta, ma Gianluca continua a starle di fianco. E Matilde gli dice: ti prego pap\u00e0 non morire. Senza di te non saprei cosa fare. E tu, Gianluca hai mai pensato di avere sbagliato? Lui deglutisce piano, come se volesse aprire una porta nascosta per fare uscire la voce della sua anima. \u00abMai\u00bb. Esistono anche genitori adottivi cos\u00ec. Tanti. Guarda la foto di Matilde sul cellulare. E\u2019 molto cambiata da quando era bambina. Ancora adesso gli \u00e8 difficile trovare un angolo di dolore accettabile dove la mente possa finalmente riposare. Ma in fondo non gli importa molto.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Date: 2016-03-13 Source:\u00a0https:\/\/www.lastampa.it Ogni tre giorni restituito un bimbo. Cos\u00ec falliscono le adozioni in Italia Bugie e genitori lasciati soli: cento famiglie l\u2019anno si arrendono. La commissione del governo accusa i troppi enti, ma non vigila Attraverso il sistema nazionale lo scorso anno sono stati adottati mille bambini. 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